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Molte infezioni virali nelle tartarughe e nei rettili decorrono senza segni clinici evidenti. La diffusione dei patogeni nei rettili in relazione al contesto socio ambientale Italiano merita maggiori ricerche, considerando l’ampio scenario in cui si sono diffuse le specie di rettili esotiche tra cattività e natura. Sottolineando i costi dei classici “test quarantena“, il TartaRescue in collaborazione con il Dr. Marco Pizzagalli e il Dr. Ivano Ciraci (per la sede di Roma) appoggia l’impiego di una nuova tecnologia in PCR quantitativa al fine di introdurre la possibilità di effettuare screening su un maggior numero di esemplari per individuare più patogeni ad un minor costo. Resta sempre consigliato su un eventuale positività approfondire con un test più specifici.

patogeni tartarughe

Nell’Aprile 2026 il TartaRescue con i fondi raccolti dall’associazione APAE APS per il 5×1000 ha posto l’accento su un progetto di raccolta dati e campionatura delle specie al fine di:

  • Applicare nuovi protocolli di prevenzione più completi e specifici: l’introduzione di nuovi soggetti in gruppi stabili o luoghi di aggregazione, programmi di quarantena, valutazione dei soggetti pre-riproduzione o convivenza, supporto alla compravendita responsabile.
  • Monitoraggio epidemiologico sui centri di aggregazione: permettere ai luoghi di aggregazione di animali di monitorare periodicamente lo stato degli esemplari con il fine di comprendere l’esistenza di patogeni specie-specifici o di raccogliere dati scientifici sulla diffusione degli stessi. Identificare le dinamiche della filiera commerciale ad elevato rischio di diffusione dei patogeni. Monitorare la diffusione dei patogeni tra specie simili e diverse, con il fine di raccogliere dati sulla la possibilità reale di spillover, zoonosi o epidemie tra gli esemplari.
  • Sviluppo di terapie o protocolli di gestione finalizzato a curare o gestire eticamente situazioni di contagio tra i soggetti.
  • Tutelare le specie autoctone approfondendo la ricerca dello scambio di patogeni all’interno di luoghi di incontro con le specie alloctone o invasive. Come ad esempio il caso delle Pelodiscus spp nel lago di Bracciano.
  • Divulgare e sensibilizzare la popolazione con un focus sui detentori di rettili sulla diffusione dei virus e dei batteri, approfondendo le pratiche e i comportamenti di prevenzione ma anche l’importanza di effettuare screening e visite periodiche al fine di creare un database valido ai fini scientifici che agevoli i proprietari di rettili nella costruzione di una gestione consapevole dei pericoli sanitari.
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Metodologia e strumentazione

Il Dr. Maco Pizzagalli (Clinica dei giovi a Filo Mornasco) è il veterinario responsabile del progetto con campionatura al rifugio di Milano. Nello specifico il pannello di analisi prevede un’investigazione approfondita di:

Modulo A

  • Mycoplasma agassizii
  • Herpesvirus
  • Mycoplasma testudines
  • Picornavirus
  • Ranavirus

Modulo B

  • Cryptosporidium spp.
  • Giardia spp.
  • Salmonella spp.

La nuova tecnologia impiegata per PCR quantitativa permette più velocemente e ad un minor costo per gli utenti:

  • Valutazione della carica patogena
  • Distinzione tra portatori a bassa replicazione e infezioni attive
  • Monitoraggio nel tempo
  • Supporto alle decisioni sanitarie e gestionali
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Tra scienza e realtà: l’importanza della ricerca sui patogeni nei rettili tramite screening

I detentori di rettili, e i sistemi ad esso annessi, vivono spesso “scollegati” dalla realtà scientifica e veterinaria, molte volte i detentori semplici non hanno le competenze base per la gestione della specie e nessuna preparazione sanitaria. Al manifestarsi di sintomi anomali il supporto dei veterinari registra feedback positivi per quanto riguarda le visite, ma ottiene raramente budget ed esito positivo nell’eseguire test clinici sui patogeni principalmente a causa del costo (dai 150 euro ai 200 euro per un test quarantena). Questo meccanismo porta gran parte dei professionisti ad utilizzare antibiotici ad ampio spettro o terapie sostitutive non specifiche (o senza la sicurezza della presenza del patogeno) con conseguenze anche gravi sugli animali e con l’impossibilità di una raccolta dati efficace. Attualmente la ricerca scientifica mondiale è concentrata sullo studio dei patogeni nei rettili e sugli effetti negativi e positivi della loro detenzione in cattività. Rendere quindi gli screening più economici equivale a iniziare a lavorare con maggior coscienza, anche sottolineando problemi reali contemporanei come l’antibiotico resistenza e la carenza di studi sulla diffusione nelle specie e sulla loro sintomatologia/mortalità.

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Screening patogeni per tartarughe: quando sarà disponibile anche ai privati?

Dopo la prima fase di campionatura e analisi degli esemplari delle circa 30 specie presenti al rifugio TartaRescue, il dr. Marco Pizzagalli renderà disponibile lo screening sui patogeni anche ai privati ad un costo di circa 80 euro (1/3 rispetto al normale test quarantena). Attraverso una comunicazione trasversale anche grazie al contributo del testimonial @tartaguida e al supporto tecnico di @relazioni_bestiali l’obiettivo è quello di campionare quante più specie possibili, non solo al fine di restituire un “punto zero” ai proprietari di animali esotici, ma anche di comprendere le tendenze tra la positività e negatività di determinate specie in merito a condizioni di detenzione, convivenza o provenienza.

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